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Ferrari ha testato con successo la nuova aerodinamica attiva parziale, disponibile solo sul bagnato

Ferrari ha testato con successo la nuova aerodinamica attiva parziale, disponibile solo sul bagnato

di Simone Scanu

5 min di lettura

Il secondo giorno dello shakedown a porte chiuse di cinque giorni della Formula 1 al Circuit de Barcelona-Catalunya ha offerto molto più di una semplice raccolta dati di routine: ha aperto una finestra cruciale su una delle revisioni tecnologiche più ambiziose dello sport. Mentre la pioggia ha scoraggiato diverse squadre dal scendere in pista, la Ferrari ha colto l’occasione per valutare una soluzione rivoluzionaria che affronta una delle sfide tecniche più complesse del pacchetto regolamentare 2026: come funziona l’aerodinamica attiva in condizioni di bagnato.

Charles Leclerc, al volante della nuova SF-26 per i suoi primi chilometri davvero significativi su una pista fradicia, ha completato numerosi giri in condizioni torrenziali valutando la nuova Partial Active Aero Mode: un terzo stato operativo del rivoluzionario sistema di aerodinamica attiva, che rappresenta un cambio di rotta sostanziale rispetto all’approccio inizialmente immaginato dalla FIA.

La nuova filosofia dell’aerodinamica attiva

L’introduzione di ali anteriori e posteriori mobili rappresenta un’evoluzione naturale della tecnologia in Formula 1, costruita sull’eredità del Drag Reduction System (DRS) che ha dominato lo sport dal 2011 al 2025. L’aerodinamica attiva nasce come successore del DRS, mantenendo l’obiettivo principale di migliorare l’efficienza sul dritto riducendo la resistenza aerodinamica, aumentando così la velocità e limitando al contempo la richiesta di energia alla power unit ibrida.

Tuttavia, i regolamenti 2026 vanno oltre la logica binaria acceso/spento che caratterizzava il DRS. Introducono invece un sistema più articolato a tre stati, in cui la Partial Active Aero Mode è l’aggiunta tecnicamente più sofisticata dell’intero pacchetto.

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Durante l’ampia valutazione sul bagnato di Leclerc, l’ala posteriore è rimasta completamente chiusa mentre il secondo e il terzo elemento dell’ala anteriore si appiattivano lungo il rettilineo principale. Questo approccio misurato è un compromesso calcolato con cura: prende atto del fatto che la Formula 1 del 2026 opera con vincoli energetici profondamente diversi rispetto alle precedenti ere regolamentari.

La logica tecnica dietro la Partial Active Aero

L’introduzione di questo terzo stato operativo, finalizzata nell’ultima bozza regolamentare di dicembre 2025, risponde a due criticità ingegneristiche e sportive emerse durante lo sviluppo.

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Priorità di gestione dell’energia: la prima riguarda lo scaricamento della batteria. Viaggiare sui rettilinei con pieno carico aerodinamico durante l’utilizzo sul bagnato richiederebbe una quantità significativa di energia elettrica dal sistema ibrido, con il rischio concreto di esaurire la batteria a metà gara. Oltre alle conseguenze puramente tecniche, uno scenario del genere minerebbe lo spettacolo competitivo che la Formula 1 pretende, diventando un tema indesiderato e fonte di malumore tra tifosi e stakeholder.

Complicazioni legate all’usura del pattino: la seconda criticità, più immediata, nasce dalle squalifiche controverse che hanno chiuso la stagione 2025. Diverse esclusioni di alto profilo — in particolare l’estromissione della McLaren dai risultati del Gran Premio di Las Vegas per eccessiva usura del pattino — hanno gettato un’ombra sull’integrità del campionato. La FIA ha riconosciuto che mantenere livelli elevati di deportanza sui rettilinei in condizioni di bagnato contribuirebbe inevitabilmente a un degrado eccessivo del pattino, aprendo potenzialmente un nuovo fronte di squalifiche post-gara.

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La valutazione pionieristica della Ferrari

Al di là del quadro tecnologico, la scelta della Ferrari di portare nella propria allocazione due set completi delle nuove gomme full wet Pirelli si è rivelata strategicamente azzeccata. Con il peggiorare delle condizioni nella sessione mattutina, quando la maggior parte dei team ha preferito restare ai box, la preparazione della Ferrari ha permesso a Leclerc di accumulare dati operativi reali sulla Partial Active Aero Mode in condizioni autenticamente rappresentative della gara.

Non si è trattato di una semplice verifica: i dati raccolti con un lungo lavoro sul bagnato forniscono informazioni preziose che orienteranno la filosofia di assetto della Ferrari per il resto del programma pre-stagionale 2026 e, soprattutto, per le prime gare del campionato.

Anche il sette volte Campione del Mondo Lewis Hamilton ha provato questa configurazione di aerodinamica attiva sul bagnato nel turno pomeridiano, offrendo ulteriori riscontri da parte di due piloti con profili di esperienza molto diversi alle prese con la stessa innovazione tecnica.

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La visione aerodinamica più ampia del 2026

L’introduzione dell’aerodinamica attiva va inquadrata nella filosofia aerodinamica complessiva che sostiene i regolamenti 2026. Il direttore FIA per le monoposto Nikolas Tombazis ha delineato una visione ambiziosa: nonostante l’inevitabile dispersione iniziale in griglia tipica delle nuove ere regolamentari, la nuova architettura aerodinamica migliorerà in modo sostanziale la qualità delle gare.

Il principio cardine è migliorare le caratteristiche della scia e fare tesoro della generazione a effetto suolo 2022-2025. Tombazis sostiene che "le vetture potranno seguirsi molto più da vicino rispetto a oggi", e che l’imprevedibilità introdotta dal nuovo pacchetto aerodinamico promette di "rendere le corse, in definitiva, più emozionanti".

Un passo avanti misurato

La valutazione riuscita della Partial Active Aero Mode da parte della Ferrari rappresenta un momento chiave nell’implementazione dei regolamenti 2026. Dimostrando che questa innovazione tecnica funziona in modo affidabile anche nelle difficili condizioni di bagnato, la Scuderia ha fornito rassicurazioni sul fatto che il sofisticato sistema aerodinamico a tre stati della FIA possa garantire prestazioni e affidabilità lungo l’intero spettro delle condizioni di gara.

Con il proseguire dello shakedown di Barcellona e la rotazione degli altri team nei rispettivi giorni di test assegnati, la comunità tecnica analizzerà con grande attenzione i dati della Ferrari, desiderosa di capire come questa soluzione si comporti mentre lo sport si prepara a una delle stagioni più trasformative di una generazione.

Simone Scanu

Simone Scanu

È un ingegnere informatico con una grande passione per la Formula 1 e gli sport motoristici. Ha co-fondato Formula Live Pulse per rendere accessibili, visibili e facili da seguire i dati telemetrici in tempo reale e le informazioni sulle gare.

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