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Il ritorno dei V10: la promettente sfida di Anthony Hamilton con la HybridV10 Series

Il ritorno dei V10: la promettente sfida di Anthony Hamilton con la HybridV10 Series

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Nel mondo ad alto numero di ottani del motorsport, pochi suoni risuonano tra gli appassionati puristi come l'inconfondibile urlo di un motore V10 aspirato. Quella firma sonora ha definito un'epoca — il cuore pulsante della Formula 1 nei primi anni 2000 — e ora sta per risorgere in modo inaspettato. Anthony Hamilton, padre ed ex manager del sette volte campione del mondo di F1 Lewis Hamilton, ha svelato HybridV10, un'audace nuova serie automobilistica che mira a ripristinare quel viscerale rombo del motore abbracciando al contempo la moderna tecnologia ibrida e la responsabilità ambientale.

Non si tratta solo di nostalgia avvolta nella fibra di carbonio. HybridV10 rappresenta una sfida deliberata all'attuale paradigma del motorsport, ponendosi come una forza complementare che affronta l'accessibilità, la priorità al talento dei piloti e un autentico coinvolgimento dei fan. L'iniziativa di Anthony Hamilton arriva in un momento cruciale, mentre la Formula 1 stessa transita verso le power unit del 2026 con una ripartizione 50-50 tra combustione ed elettrico, rendendo il suo esperimento parallelo nelle prestazioni ibride sostenibili particolarmente rilevante.

L'architettura: costruire un nuovo ecosistema per il motorsport

HybridV10 è strutturato come un festival globale indipendente del motorsport e una serie di gare basata su competizioni dal vivo per monoposto. La piattaforma opera su due categorie: un campionato principale HybridV10 con motori V10 aspirati ibridi e una divisione parallela HybridV8. Questo approccio a due livelli supporterà fino a 24 team per categoria — offrendo potenzialmente 48 sedili professionistici — con una base di telai monomarca per garantire il controllo dei costi ed eliminare la corsa agli armamenti tecnologici.

I motori stessi sono progettati per ricreare le frequenze armoniche acute caratteristiche delle power unit di F1 di metà anni 2000, utilizzando strategicamente elementi ibridi per la dinamica di gara e funzionando esclusivamente con carburanti sostenibili al 100%. Come ha sottolineato Anthony: "La mia intenzione è eliminare la complessità e rimettere al centro il pilota. Ciò significa nessuna gestione artificiale delle prestazioni: solo corse vere".

Formato festival ed espansione globale

Piuttosto che i circuiti tradizionali del campionato, HybridV10 adotta una struttura a festival di tre giorni presso circuiti FIA di Grado 1 al di fuori del calendario di F1, come Sepang, Paul Ricard e Kyalami. Questa innovazione distribuisce gli eventi in modo strategico: il venerdì è dedicato alle iniziative tecnologiche e di innovazione, il sabato ospita i programmi completi HybridV8 supportati da attività di sensibilizzazione STEM, e la domenica vede protagoniste le gare principali HybridV10. La serie prevede un "Eco Loop" globale di 12 round per ridurre al minimo gli sprechi legati ai viaggi attraverso una sequenza continentale logica.

Fondamentale è la creazione di un Campus HybridV10 che ospita un "Centro di Eccellenza" con programmi di ingegneria, simulatori, strumenti di addestramento per piloti e percorsi educativi. Questa infrastruttura mira a democratizzare l'accesso al motorsport, in particolare attraverso un percorso "Sim-to-Seat" che consente ai piloti di simulatori di passare alle competizioni reali.

Governance dei fan e accessibilità

La visione di Anthony va oltre l'azione in pista per ridefinire la partecipazione degli spettatori. La serie include un meccanismo denominato "This Isn't Right" (Questo non è giusto) che consente ai fan di sollevare in modo costruttivo preoccupazioni sulla correttezza sportiva, la sicurezza o l'integrità procedurale durante gli eventi. Questo modello di governance trasparente segna un cambiamento filosofico fondamentale: trattare i fan come stakeholder piuttosto che come consumatori passivi.

La serie enfatizza inoltre la selezione dei piloti basata sul merito rispetto alla disponibilità economica, implementando meccanismi di draft e sistemi di licenza che danno priorità all'acquisizione di talenti attraverso percorsi tradizionali e non.

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Cronologia e strategia di sviluppo

Il lancio segue un approccio deliberato in tre fasi: il 2026 si concentrerà sulla creazione del pubblico e sulle partnership con i proprietari dei team; il 2027 sarà dedicato a test completi; il lancio del campionato completo è previsto per il 2028 o il 2029. Con il sostegno degli investitori già assicurato, Anthony ha dichiarato: "Posso costruire tutto questo da solo, ma preferirei farlo insieme ai fan e a coloro che vogliono plasmare il futuro di una nuova piattaforma per il motorsport".

La realtà dello scetticismo

L'accoglienza iniziale rivela preoccupazioni giustificate. I critici si chiedono se i motori ibridi possano replicare autenticamente l'acustica dei V10 e se l'enfasi sonora possa mettere in ombra la qualità della competizione. Le ambiguità nella governance riguardanti la giurisdizione FIA rispetto alla completa indipendenza presentano ostacoli normativi, e il formato festival non di campionato rischia di diminuire l'interesse dei fan in assenza di una lotta per il titolo definitiva.

Il verdetto

Nonostante le difficoltà, HybridV10 rappresenta un'alternativa genuinamente progressista che affronta lacune legittime nel motorsport moderno: barriere all'accessibilità, subordinazione del talento dei piloti ai budget e distacco dei fan. Resta incerto se Anthony riuscirà a navigare tra lo scetticismo istituzionale e le sfide tecniche, ma l'iniziativa segnala che l'innovazione significativa nel motorsport si estende oltre il paddock della Formula 1. Mentre il mondo dei motori entra nel gennaio 2026 in attesa di ulteriori dettagli, la domanda non è se HybridV10 avrà successo, ma se lo sport sia pronto per un'alternativa che privilegi l'autenticità, la sostenibilità e la vera competizione rispetto alla complessità aziendale.

L'urlo dei V10 ibridi potrebbe presto echeggiare in continenti inaspettati, ricordando agli appassionati perché si sono innamorati delle corse a ruote scoperte.

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