Menu
Seguici
|
Sergio Perez confessa: "Sì, una volta ho fatto la pipì nella monoposto"

Sergio Perez confessa: "Sì, una volta ho fatto la pipì nella monoposto"

4 min di lettura

Il patinato mondo della Formula 1 — con i suoi budget milionari, la tecnologia all'avanguardia e uno stile di vita cosmopolita — ogni tanto ci ricorda che anche gli atleti d'élite devono affrontare momenti decisamente poco glamour. Sergio Perez della Red Bull Racing ne ha dato prova di recente con una confessione sincera, tanto umana quanto imbarazzante.

La confessione che ha fatto notizia

Durante una recente apparizione a Hot Ones Versus insieme al nuovo compagno di squadra Valtteri Bottas, il pilota messicano ha rivelato un episodio imbarazzante della sua carriera. Quando il discorso è inevitabilmente caduto sulle emergenze fisiologiche nell'abitacolo, Perez non si è tirato indietro.

"Sì, mi è successo. Ma è stato prima di una gara, non durante", ha spiegato Perez. "È successo dopo l'inno nazionale e non c'era più tempo. Ed è stato prima che i meccanici mi allacciassero le cinture, quindi è stato... un po' imbarazzante."

Il tempismo della confessione di Perez è particolarmente degno di nota: dopo l'inno nazionale cerimoniale ma prima di essere assicurato al sedile. Questa breve finestra temporale rappresenta uno dei momenti di massima pressione del giorno della gara, quando i piloti sono immersi nelle loro routine pre-gara e ogni imprevisto può compromettere la preparazione.

Un problema comune nel paddock

Perez non è l'unico a dover affrontare questa scomoda realtà del motorsport. Le esigenze fisiche della Formula 1 — gare che durano fino a due ore con temperature nell'abitacolo superiori ai 50°C — unite a rigidi protocolli di idratazione, creano le condizioni perfette per problemi legati alla vescica.

Lewis Hamilton è stato molto aperto riguardo a esperienze simili, citando in particolare un episodio durante il Gran Premio di Singapore, dove il mix di caldo estremo e umidità non gli ha lasciato scelta. Il sette volte campione del mondo ha anche raccontato in un'intervista del 2016 che i meccanici Mercedes gli riferirono che Michael Schumacher "urinava ogni singola volta che era in macchina". Se confermata, questa rivelazione sulla leggenda tedesca suggerisce che la gestione dei bisogni fisiologici facesse semplicemente parte della sua routine di gara.

La scienza dietro il disagio

Per capire perché ciò accada, bisogna esaminare le condizioni uniche a cui sono sottoposti i piloti di F1. I team gestiscono meticolosamente l'idratazione, assicurandosi che i piloti consumino quantità specifiche di liquidi prima e durante la gara per mantenere prestazioni ottimali ed evitare una pericolosa disidratazione.

Tuttavia, le forze G subite durante la frenata — a cui lo stesso Perez ha fatto riferimento in un'intervista del 2022, notando che "è davvero difficile da gestire durante la frenata e così via" — creano un'ulteriore pressione sulla vescica. Quando la natura chiama a 320 km/h con una decelerazione di 5G, la dignità spesso passa in secondo piano rispetto alla necessità.

La NASCAR alza la posta

Se i piloti di F1 hanno a che fare con incidenti legati all'urina, i loro colleghi della NASCAR hanno affrontato situazioni ben più gravi. Tony Stewart vinse notoriamente una gara nel 2004 mentre soffriva di un virus intestinale che lo portò a defecare nella tuta. Più recentemente, Kyle Larson ha parlato di aver corso con "un virus intestinale in corso" mentre indossava una tuta bianca, ammettendo in seguito di "non sapere che aspetto avesse lì dietro".

Shane Van Gisbergen ha persino annunciato pochi secondi dopo aver vinto a Città del Messico di essersi sentito "uno straccio oggi, perdevo da entrambi i buchi", mentre Tyler Reddick ha informato il suo team a metà gara che stava "vomitando e facendosela addosso, di tutto".

Il lato umano di atleti sovrumani

La sincera ammissione di Perez ci ricorda che sotto le tute ignifughe, i caschi tecnologicamente avanzati e i loghi degli sponsor ci sono esseri umani che affrontano problemi molto umani. Questi momenti di vulnerabilità non sminuiscono le straordinarie abilità dei piloti; al contrario, evidenziano l'ulteriore forza mentale necessaria per competere ai massimi livelli gestendo situazioni fisiche scomode, se non dolorose.

Mentre la F1 continua a spingere i limiti delle prestazioni umane con calendari sempre più lunghi e circuiti sempre più impegnativi, forse è giunto il momento che lo sport riconosca queste realtà in modo più aperto. In fondo, se un professionista stimato di trent'anni, supportato da un'organizzazione multimiliardaria, può ammettere simili momenti, ciò dimostra la natura universale di queste sfide nel motorsport.

Per Sergio Perez, questa confessione potrà essere imbarazzante, ma è anche una testimonianza di quell'onestà autentica e senza filtri che i fan apprezzano sempre di più nei loro eroi delle corse — anche quando tale onestà riguarda ciò che accade prima che i semafori si spengano.