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Mentre in pista a Suzuka l’attenzione era catalizzata dalla storica ascesa di Kimi Antonelli, nel paddock il clima era dominato da una vicenda ben più cupa. La tensione, covata a lungo, tra il quattro volte campione del mondo Max Verstappen e il corpo stampa internazionale è infine esplosa, portando a un intervento formale della FIA e delle associazioni giornalistiche globali.
L’attrito è iniziato durante le tradizionali sessioni media del giovedì nella hospitality Red Bull. Proprio mentre stava per cominciare l’incontro con la stampa, Verstappen ha notato nella sala Giles Richards, storico inviato F1 del Guardian. In una scena che ha lasciato di stucco i presenti, il pilota ha interrotto la prima domanda ordinando a Richards di “andarsene”.
In seguito Verstappen ha giustificato l’esclusione come risposta alle domande poste da Richards durante il Gran Premio di Abu Dhabi 2025 — la gara in cui l’olandese perse notoriamente il titolo mondiale contro Lando Norris per appena due punti. Evidentemente quella sconfitta brucia ancora, con Verstappen che ha indicato nel “modo di porsi” del giornalista il motivo dell’allontanamento.
La vicenda ha ormai superato i confini di una semplice schermaglia da paddock. Richards sarebbe stato bersaglio di un’ondata di attacchi mirati online, una deriva preoccupante che ha finito per coinvolgere anche altri giornalisti intervenuti in sua difesa.
Il F1 Media Advisory Council, che rappresenta i membri senior della stampa itinerante, ha trascorso il weekend del GP del Giappone in colloqui ai massimi livelli con la FIA. Dal media center il messaggio è netto: i piloti non possono scegliere a loro piacimento quali giornalisti accreditati siano autorizzati a svolgere il proprio lavoro sulla base di antipatie personali.
Ad aggiungere ulteriore peso alla controversia è intervenuta l’Unione Italiana Giornalisti dell’Automotive (UIGA) con una nota dai toni decisi, in cui esprime “profonda preoccupazione” per il deterioramento dell’ambiente di lavoro. Secondo l’associazione, il clima di ostilità vissuto a Suzuka viola principi fondamentali di rispetto professionale.
La posizione dell’UIGA richiama con forza la posta in gioco:
Libertà di stampa: un’informazione indipendente è un “pilastro fondamentale” della credibilità dello sport.
Accesso alle informazioni: eventuali restrizioni imposte da team o piloti creano un precedente pericoloso in termini di trasparenza.
Sicurezza e rispetto: gli attacchi verbali contro gli operatori dei media rischiano di danneggiare la reputazione professionale dell’intero settore.
A mio avviso, non si tratta semplicemente di un pilota che ha avuto una “giornata no” con un giornalista. Stiamo assistendo a un cambio di clima nell’era 2026, in cui la pressione delle nuove regole e la competizione serrata al vertice stanno mettendo a dura prova i nervi. Tuttavia, usare l’accesso agli accrediti come strumento di ritorsione è una mossa che mette a rischio quella “trasparenza e credibilità” richiamata dall’UIGA.
La FIA è ora sottoposta a forti pressioni per “aprire un dialogo” tra team e stampa. Se la Formula 1 vuole mantenere il proprio status di potenza sportiva globale, non può permettere che i suoi campioni si sottraggano al confronto critico. In vista di Miami, i riflettori saranno puntati su Red Bull e sulla FIA per capire se riusciranno a disinnescare una situazione che, al momento, sembra sfuggire di mano.

È un ingegnere informatico con una grande passione per la Formula 1 e gli sport motoristici. Ha co-fondato Formula Live Pulse per rendere accessibili, visibili e facili da seguire i dati telemetrici in tempo reale e le informazioni sulle gare.
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