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L’esordio di Isack Hadjar con Oracle Red Bull Racing era iniziato nel migliore dei modi. Il pilota franco-algerino ha conquistato una brillante terza posizione in griglia al Gran Premio d’Australia, chiudendo le qualifiche appena davanti alle Ferrari e alle spalle di George Russell e Kimi Antonelli. Per un pilota al debutto con una delle squadre più esigenti della Formula 1, quel risultato è stato un vero segnale d’intenti: la prova che l’ultimo compagno di squadra di Max Verstappen poteva farsi trovare pronto quando contava davvero.
"È un inizio perfetto per la mia carriera in Red Bull", ha commentato Hadjar dopo la sessione di sabato, sottolineando la sua prestazione senza errori per tutta la qualifica. Ma quell’ottimismo sarebbe durato poco, una volta scattata la gara di domenica.
Quanto accaduto al primo giro del Gran Premio d’Australia ha messo in luce le difficoltà di adattamento legate ai regolamenti delle power unit 2026 in F1. Nonostante una partenza che sembrava eccellente dalla terza casella, Hadjar si è subito trovato davanti a un problema critico: non aveva energia in batteria disponibile per lo старт di gara.
"La partenza è stata incredibile—voglio dire, ho iniziato la gara senza batteria per lo scatto", ha spiegato in seguito Hadjar. "Ho fatto un’ottima partenza, stavo prendendo la testa facilmente. E quando ho pensato: ‘oh, sto per andare in testa’, niente più potenza—quindi fantastico."
Il sarcasmo era evidente. Hadjar aveva attaccato Russell per la leadership fino a Curva 1, ma non aveva la potenza necessaria per sostenere l’assalto. È stato invece risucchiato da Charles Leclerc e Lewis Hamilton già nel corso del primo giro, costretto a passare in modalità gestione danni mentre cercava di recuperare l’energia mancante alla power unit.

Ogni speranza di rimonta è svanita tra l’11° e il 12° giro, quando il motore Red Bull Powertrains-Ford di Hadjar ha ceduto completamente, con fumo che usciva dall’airbox. Il tempismo è stato particolarmente crudele: era in quinta posizione, a ridosso dei leader, quando il guasto meccanico ha provocato una virtual safety car e innescato una tornata di pit stop in tutto il gruppo.
Ciò che rende il ritiro di Hadjar ancora più frustrante è che non si è trattato di un problema sistemico del motore, bensì di una svista del team. Alla domanda se la questione della batteria fosse un malfunzionamento tecnico, Hadjar è stato diretto: "No, non è un problema tecnico. È solo che dobbiamo fare meglio per evitare che succeda."
Ha riconosciuto che il reparto ingegneria della Red Bull non aveva simulato quello scenario durante i sei giorni di test pre-stagionali, evidenziando le difficoltà che le squadre stanno affrontando nell’adattarsi alle nuove regole sulle power unit. "Le sessioni di prove con questi motori giovani non sono impegnative come una procedura di gara", ha osservato Hadjar, indicando temperature variabili e fattori della domenica che i test non riescono a replicare fino in fondo.
La tragedia del ritiro di Hadjar sta nel potenziale rimasto inespresso. Il 21enne ha dimostrato di poter tenere il passo di Mercedes e Ferrari in qualifica, e la sua partenza ha confermato il ritmo competitivo della vettura. Se la gestione della batteria fosse stata corretta, Hadjar avrebbe potuto davvero lottare per un podio—un risultato straordinario per l’esordio di qualsiasi pilota con la Red Bull.
"Saremmo stati lì a giocarcela con, credo, Lewis", ha concluso Hadjar, con parole che pesavano come un’occasione mancata. Per la Red Bull, il messaggio era chiaro: serve una preparazione migliore prima della prossima gara.

È un ingegnere informatico con una grande passione per la Formula 1 e gli sport motoristici. Ha co-fondato Formula Live Pulse per rendere accessibili, visibili e facili da seguire i dati telemetrici in tempo reale e le informazioni sulle gare.
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