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Il Gran Premio d’Australia ha rappresentato un severo banco di prova per i rivoluzionari regolamenti tecnici della Formula 1 del 2026. Quando Franco Colapinto ha evitato per un soffio la collisione con la Racing Bulls di Liam Lawson, rimasta ferma al via, è apparso subito evidente che la procedura di partenza necessita di un intervento urgente. Eppure, nonostante le crescenti preoccupazioni per la sicurezza e le pressioni di diversi team, lo sport si trova in una fase di stallo regolamentare, con la Ferrari che blocca il consenso su soluzioni che potrebbero prevenire quello che Sergio Perez ha definito un «incidente enorme».
Il problema di fondo nasce dall’eliminazione dell’MGU-H, l’unità generatore-motore che in passato manteneva in rotazione i turbocompressori ai bassi regimi. Senza questa tecnologia, i team devono ora fare i conti con un marcato turbo lag, che rende il comportamento in partenza imprevedibile e trasforma i primi istanti al via in una fase caotica e potenzialmente pericolosa.
Le criticità emerse a Melbourne vanno oltre le partenze lente. I piloti si sono schierati in griglia con batterie scariche, indipendentemente dalla posizione di partenza, senza poter disporre della spinta elettrica oltre i 50 km/h. Questa situazione ha generato pericolose differenze di velocità e ha costretto i piloti ad affidarsi quasi esclusivamente al motore a combustione interna nei secondi più delicati della gara.
Mercedes, insieme a McLaren e ad altri team di vertice, spinge per una procedura di partenza più lunga — potenzialmente fino a dieci secondi — per garantire il tempo necessario alla gestione della batteria e alla preparazione del turbo. George Russell ha sottolineato l’urgenza sul piano della sicurezza: «Dobbiamo assicurarci che la procedura di partenza consenta a tutte le vetture di avere la power unit pronta, perché la griglia non è il luogo in cui vuoi macchine lente a scattare al via.»
L’opposizione della Ferrari a ulteriori modifiche riflette una strategia ben ponderata e frutto di pianificazione. La Scuderia di Maranello ha infatti progettato la propria power unit 2026 con turbocompressori più piccoli, così da ridurre l’inerzia e limitare il turbo lag, prevedendo esattamente questo scenario. Il team principal Fred Vasseur ha ribadito il concetto: «È una questione nota fin dal primo giorno. Quando si definiscono le linee guida di una power unit, non si tratta solo di potenza pura.»
Il costruttore italiano aveva già bloccato modifiche alla procedura di partenza durante le discussioni a metà 2025. La posizione attuale resta invariata: secondo Ferrari, i team dovrebbero adattare le proprie procedure interne invece di chiedere ulteriori concessioni regolamentari.
La decisione della FIA di introdurre un sistema di preavviso di cinque secondi prima del via — un compromesso accettato dalla Ferrari ma osteggiato dalla Mercedes — non ha risolto i problemi strutturali legati alla gestione delle batterie. Per introdurre ulteriori cambiamenti, tuttavia, sarebbe necessaria una supermaggioranza dei team oppure la classificazione dell’intervento come misura di sicurezza.
Come ha osservato con ironia Russell: «Potete probabilmente immaginare quale team sia contrario.» Questo braccio di ferro regolamentare rischia di plasmare il panorama competitivo del 2026, con le esigenze di sicurezza che si scontrano direttamente con il vantaggio tecnico in un equilibrio sempre delicato che caratterizza la Formula 1.

È un ingegnere informatico con una grande passione per la Formula 1 e gli sport motoristici. Ha co-fondato Formula Live Pulse per rendere accessibili, visibili e facili da seguire i dati telemetrici in tempo reale e le informazioni sulle gare.
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