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Max Verstappen non ha mai nascosto la sua frustrazione per quello che considera un pregiudizio strutturale da parte di una parte della stampa britannica di Formula 1. Ma a Suzuka, quella tensione latente è sfociata in un gesto raro e inequivocabile.
Alla vigilia del Gran Premio del Giappone, il campione del mondo in carica ha rifiutato di iniziare la conferenza stampa pre-evento finché un giornalista — Giles Richards del Guardian — non avesse lasciato la sala.
«Non parlo finché lui non se ne va.»
La frase è stata breve, ma il messaggio chiarissimo.
Le radici del malumore di Verstappen risalirebbero al Gran Premio di Abu Dhabi dello scorso anno. In quell’occasione, dopo aver mancato il titolo piloti per soli due punti al termine di una straordinaria rimonta nella seconda parte di stagione, gli fu chiesto in conferenza stampa se si fosse pentito del contatto con George Russell al Gran Premio di Spagna.
L’episodio di Barcellona era costato a Verstappen una penalità di 10 secondi, facendolo retrocedere di cinque posizioni nella classifica finale e riducendo il suo bottino da 10 punti a uno — un margine che si è poi rivelato decisivo nell’esito del campionato.
La risposta di Verstappen fu tagliente.
«Ti dimentichi di tutto il resto che è successo nella mia stagione», disse.
«L’unica cosa che citi è Barcellona. Sapevo che sarebbe arrivata [questa domanda]. Adesso mi stai facendo un sorriso stupido.»
Aggiunse: «Non lo so. Fa parte delle corse, alla fine. Si vive e si impara. Il campionato è fatto di 24 gare. Nella seconda metà ho anche ricevuto parecchi regali di Natale anticipati, quindi si può discutere anche di quello.»
Lo scambio ha lasciato chiaramente il segno. Il rifiuto di Suzuka suggerisce che, per Verstappen, la questione non sia affatto archiviata.
Le accuse di parzialità mediatica non sono certo una novità nella Formula 1 moderna, soprattutto nell’era del dibattito online. Tuttavia, Verstappen ha più volte sostenuto che la copertura degli episodi che lo riguardano venga spesso impostata in modo sfavorevole.
In passato ha dichiarato di avere «il passaporto sbagliato» per essere trattato con equità da alcuni settori della stampa. Nel 2022 arrivò persino a boicottare temporaneamente Sky Sports F1 dopo che un opinionista aveva affermato che Lewis Hamilton fosse stato «derubato» nel controverso finale del Mondiale 2021.
Le circostanze di quella gara di Abu Dhabi restano divisive. L’indagine successiva della FIA riconobbe che un «errore umano» aveva portato alla ripartenza della corsa con un solo giro rimanente, anziché concluderla dietro la safety car.
Da allora, Verstappen ha ribadito che gli episodi in pista che lo coinvolgono tendono a essere raccontati in chiave negativa.
Dopo aver conquistato il suo quarto titolo mondiale in Qatar nel 2024 — una stagione fortemente segnata dal dibattito sull’etica di guida, anche alla luce dei numerosi duelli con Lando Norris della McLaren — ha puntato il dito contro quello che considera uno squilibrio strutturale.
«Il problema in F1 è che l’80-85% dei media è britannico», ha dichiarato.
«E ho avuto la sensazione che alcune cose scritte su di me non fossero corrette.»
Isolato dal contesto, il rifiuto di parlare in conferenza stampa può sembrare un episodio marginale. Inserito nel quadro più ampio, evidenzia quanto sia ancora sensibile il tema delle conseguenze del Gran Premio di Spagna — e del suo peso nell’economia del campionato.
Per Verstappen, la questione non si limita a una singola domanda o a un singolo giornalista. È parte di una convinzione più ampia: che le narrazioni su di lui siano modellate tanto dalla prospettiva quanto dalle prestazioni.
Suzuka ha ricordato che, anche in mezzo ai successi, quella percezione continua a lasciare il segno.

È un ingegnere informatico con una grande passione per la Formula 1 e gli sport motoristici. Ha co-fondato Formula Live Pulse per rendere accessibili, visibili e facili da seguire i dati telemetrici in tempo reale e le informazioni sulle gare.
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